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VICENZA



Basilica Palladiana



Teatro Olimpico

La Rotonda

La Rotonda

Palazzo Porto Breganze

Chiesa di Monte Berico

La città di Vicenza ha origini remote, che risalgono all'età preistorica. In epoca medievale, Vicenza subì la dominazione degli Scaligeri, ma dal 1404 al 1797 il lungo dominio veneziano garantì quattro secoli di pace e benessere. Le arti raggiunsero livelli eccelsi e l'economia prosperò. Il '500 fu il secolo del grande architetto Andrea Palladio, che lasciò a Vicenza e al mondo intero un inestimabile patrimonio artistico.
Nell'800, dopo la caduta di Napoleone, la città passò agli Austriaci e in seguito fece parte del regno Lombardo Veneto. Nel 1866 si unì al Regno d'Italia. La Grande Guerra fu combattuta in gran parte nella provincia vicentina, mentre la Seconda Guerra Mondiale toccò anche la città, che fu gravemente danneggiata dai bombardamenti.
Ancora oggi, a distanza di secoli, Vicenza rimane un vero e proprio gioiello, indissolubilmente legata al genio estetico e creativo di Andrea Palladio, l'Architetto per eccellenza che alla sua città d'adozione ha lasciato nel '500, l'eredità più preziosa. Opere così straordinarie da far meritare a Vicenza il titolo, attribuito dall' UNESCO, di Patrimonio Universale dell'Umanità.
 
BASSANO DEL GRAPPA



Piazza Libertà



Ponte Vecchio


Ponte Vecchio


Grappa di Bassano


Di Bassano cogli lo splendore del medioevo che l'ha edificata, ha incisa nella pietra la sua storia e tesori d'arte che ornano i suoi luoghi. Alta e nobile sull'ultimo colle prima della montagna improvvisa, alimentata dal ventoso fiume che la divide, il Brenta. Il ligneo Ponte Vecchio, intuito dal Palladio, la ricompone e la riunisce, è luogo celebrato da tanti innamorati. Bassano è una città da vivere, effervescente ed esplosiva nel contagio; "UN LEMBO DI CIELO CADUTO IN TERRA".
E' città da girare a piedi, che ad ogni passo cambia volto in una scenografia di piazze e portici, di caffè, di osterie e di…mercati profumati, pieni di voci e animazione, che riflettono la vocazione alla solarità ed alla schiettezza dei contatti. Strette vie la percorrono, grandi corridoi, quali vene di scorrimento, collegano  case, portici e piazze, palazzi patrizi e moderni edifici.
Bassano del Grappa è uno dei gioielli più preziosi della provincia vicentina, una città che ha saputo unire sapientemente rispetto delle tradizioni e moderna imprenditorialità. Simboleggiata dal celeberrimo Ponte degli Alpini, Bassano unisce testimonianze medievali ad un'architettura dell'epoca veneziana, il tutto all'interno delle stupende mura, che segnano lo sviluppo urbano della città di origini romane. Oltre al Ponte, opera del grande architetto Andrea Palladio e simbolo di un'epoca, anche la tradizione delle pregiate ceramiche e i prodotti Doc, su tutti la famosa Grappa, hanno proiettato Bassano ai vertici dell'attenzione internazionale. E a Bassano la vita culturale è più che mai vitale e ricca di eventi e spettacoli in ogni periodo dell'anno.

 

MAROSTICA


Castello Superiore


Piazza degli Scacchi

Situata nella fascia pedemontana, a mezz'ora di auto da Vicenza e a pochi minuti da Bassano del Grappa, Marostica è racchiusa tra le antiche mura dei suoi Castelli, quasi a voler simboleggiare la sua eleganza discreta, che trova nelle rinomata Partita a Scacchi il momento di maggiore espressione e celebrità. Da Piazza Castello, con il pubblico sulle tribune che assiste alla sfida, la prima impressione è quella di trovarsi immersi in un mondo antico e magico. Un'effetto scenografico di rara suggestione, con la cinta muraria che parte dal colle sovrastante e scende fino al cuore del centro storico, collegando il Castello Superiore a quello Inferiore, che si affaccia sulla caratteristica Piazza a scacchiera.
   
ASIAGO



Osservatorio Astronomico



Sacrario del Laiten (Ossario)



Municipio Asiago



Bostel


Museo Grande Guerra 15-18


Graffiti della Val d'Assa


L'Altopiano è custode di una storia e testimone di un'identità culturale che affondano le radici in un passato lontano.
Visitare un territorio assai diverso dal proprio, e per di più un territorio abitato, non è mai un'esperienza da prendere alla leggera, specialmente se lo si vuole conoscere in modo tale da riceverne una promozione culturale oltre che ricreativa.Bisogna però entrarvi con una "chiave" che permetta di muovervici agevolmente ma, soprattutto, con l'intenzione di comprendere "l'anima" tanto del paesaggio quanto delle persone che lo abitano. II miglior rapporto s'instaura infatti quando l'incontro diventa anche ascolto ed osmosi tra gente che vive realtà diverse, come è appunto il caso del contatto fra chi risiede nelle città e chi nei paesi di montagna. E' quindi facilmente comprensibile l'importanza di un'informazione, almeno elementare, sulle vicende passate, anche remote, della popolazione ospitante, sulla lingua o sul dialetto, sul grado di civiltà e sull'identità culturale. L'Altopiano dei 7 Comuni ha una storia propria piuttosto singolare ed anche una sua preistoria, entrambe ben documentate.Iniziamo dunque da quest'ultima, la preistoria appunto, e rispondiamo anzitutto alla domanda "quando comparve l'uomo sull'Altopiano?" Le selci e le incisioni della Valdassa parlano di una presenza umana temporanea sull'Altopiano.
Un afflusso molto probabilmente stagionale, dovuto alla caccia e al prelievo della selce (quassù abbondantissima), buona per ottenere raschiatoi, lame, grattatoi. Per quanto riguarda poi le testimonianze archeologiche in età storica, possiamo dire che la scoperta del villaggio del Bostel di Rotzo ha portato alla luce le tracce d'un popolo stabilitosi (forse per primo) su questi monti: casette internate ed avanzi di stoviglie, manufatti di ferro e di bronzo, monete d'argento (di conio romano), ossa di animali ecc.. Altri segni di insediamenti precristiani sono stati trovati a Lusiana (Corgnon) e ad Enego, con richiami frequenti alla civiltà romana. Ma è comunque l'idioma cimbro il documento attualmente più evocativo delle origini della gente Altopianese. L'Altopiano, territorio un tempo pressoché impraticabile e selvaggio, è stato certamente luogo di ripiego e di rifugio per frange di tribù e di popoli che negli inquieti secoli postroniani, varcarono le Alpi.
Subito dopo il Mille, famiglie di coloni bavaresi alla ricerca di terre da disboscare, bonificare e coltivare raggiunsero l'Altopiano e quassù, al sicuro, riordinarono la loro vita, mantenendo poi nel tempo (grazie anche alla posizione isolata del loro territorio rispetto alla pianura) la lingua ed i costumi originari. Da questi coloni bavaresi, dunque, discende la gente che ancor oggi usa correntemente termini, peraltro assai simili al tedesco, come rach (muschio), rasetle (scricciolo), loch (buca), tanna (abete bianco), pach (rigagnolo), slenca (fionda), tal (valle), grabo (fossa) I primi insediamenti furono Rotzo, ad ovest, ed Enego, ad est, in corrispondenza cioè dell'avanzare della colonizzazione del territorio dai bordi verso il centro. Via via sorsero poi gli altri, e cioè Gallio, Foza, Roana, Lusiana, Asiago, che divennero ben presto Comuni, "protetti" dapprima dagli Ezzelini e poi dagli Scaligeri e dai Visconti; attraverso la 'protezione" ottennero così speciali privilegi economici necessari alla sopravvivenza in un territorio difficile come questo. In tale periodo l'unione fra i Sette Comuni si rafforzò sino al patto della Reggenza (1310) che permise agli Altopianesi di godere di autonomia politico amministrativa e di avere addirittura una propria milizia. A quell'epoca risale il motto: " Dise saint Síben, Alte Komeun, Prödere Liben" (Questi sono i Sette Antichi Comuni, Fratelli Cari"). Nel 1404, la Federazione dei Sette Comuni s'alleò volontariamente alla Repubblica di Venezia in un'unione che durò ben quattro secoli (1807). Venezia garantiva le esenzioni e i privilegi indispensabili alla Reggenza e richiedeva ai Comuni la salvaguardia dei confini settentrionali (importanti strategicamente), impegno che costò talvolta alle popolazioni locali pesanti sacrifici. Con la Rivoluzione Francese e con le successive vittorie di Napoleone, Venezia decadde e con essa anche la Reggenza. Alla breve dominazione francese subentrò presto, nel 1815, quella Austriaca che, di colpo, annullò tutti i benefici goduti fino ad allora dalle genti dell'Altopiano, sostituiti da tasse ed imposte che finirono col portare l'Altopiano ad un'economia di pura sussistenza. Da qui ebbe origine il fenomeno dell'emigrazione verso le regioni più promettenti d'Europa e d'oltre oceano. Nonostante le difficoltà, comunque, ai primi del secolo apparvero anche qui i segni del progresso moderno, con opere pubbliche di estrema utilità ed importanza. Sorsero i primi alberghi e le prime banche e vennero tracciate nuove vie sia di comunicazione interna (fra cui l'importantissimo ponte sulla Valdassa) quanto esterna, cioè fra l'Altopiano e la pianura (fra cui la realizzazione della ferrovia a cremagliera).L'emigrazione però continuava, anche se nuove attività (estrattive, della distillazione ecc.) iniziavano ad essere proficuamente praticate. La prima guerra mondiale, che ha visto l'Altopiano zona di confine, può essere considerato l'evento in assoluto più tragico e disastroso della sua storia, e ciò sia dal punto di vista umano che ambientale. In seguito a questo il distacco e la dispersione dei nuclei familiari ha causato in molti il senso dello "sradicamento" dalla propria terra, un allontanamento affettivo e culturale dalle conseguenze quasi irreversibili. La ricostruzione del territorio dopo la Grande Guerra ha prodotto paesi nuovi ma meno caratteristici e non ha fatto venir meno la disoccupazione e l'emigrazione, fenomeni ripetutisi successivamente in un alternarsi protrattosi anche nel secondo dopoguerra per l'insufficienza delle attività tradizionali a garantire una crescita rispondente alle nuove esigenze. Verso gli anni '60, l'intensificarsi pressoché improvviso dell'attività turistica con la costruzione di ville ed appartamenti, impianti sportivi ed altro, ha prodotto una profonda trasformazione economica, sociale e culturale che ha costretto - e che costringe ancor oggi all'impegno di conciliare le attese di un giustificato benessere con la necessità di salvaguardare il territorio e l'identità culturale trasmessa dalle passate generazioni.

 

 

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